I costi di cassa malati e l’inflazione tra le maggiori preoccupazioni - Il Ticino particolarmente colpito
Per il 52% delle famiglie svizzere il reddito è appena sufficiente o addirittura insufficiente per soddisfare i propri bisogni. E la situazione è particolarmente critica in Ticino e in Romandia. A dirlo sono i dati del Barometro delle famiglie, condotto da Pro Familia e dall’assicurazione Pax. Nel 2023 invece, la percentuale si attestava al 47%. Tra le principali preoccupazioni ci sono i costi di cassa malati (47% contro il 34% dell’anno precedente) e l’inflazione (37% contro il 22% del 2023). E a crescere è anche il numero di famiglie che ha dichiarato di non riuscire a economizzare niente (30%) o di mettere da parte al massimo 500 franchi al mese (37%). Il basso potenziale di risparmio è particolarmente marcato nella Svizzera francese e italiana e tra le famiglie monoparentali. Riguardo al futuro, prevale il pessimismo: il 79% delle famiglie si aspetta un peggioramento della situazione nei prossimi tre anni. Anche in questo caso il Ticino, rispetto alle altre regioni registra i risultati peggiori.
Per il 29% della popolazione residente permanente dai 25 ai 64 anni l'ultima formazione continua risale ad almeno cinque anni prima della rilevazione. Questa quota è particolarmente elevata tra le persone con un basso livello di formazione (52%), tra le persone non attive (55%) e tra quelle dai 55 ai 64 anni (39%). Molte delle persone intervistate hanno giustificato il fatto di non aver partecipato a una formazione continua dichiarando di non averne bisogno. È quanto rivelano le nuove analisi del microcensimento formazione di base e formazione continua 2021, realizzato dall'Ufficio federale di statistica (UST).
Nel 2021, circa la metà della popolazione residente permanente dai 25 ai 64 anni non ha seguito alcuna formazione continua nei dodici mesi precedenti l'indagine. Per poco meno del 20% della popolazione l'ultima formazione continua è stata effettuata da uno a quattro anni prima e per il 29% l'ultima partecipazione risale a cinque anni prima o più. La quota delle persone che non hanno preso parte ad alcuna formazione continua nei cinque anni precedenti l'indagine è particolarmente elevata soprattutto tra le persone con un basso livello di formazione (52%), tra le persone non attive (55%) e tra quelle dai 55 ai 64 anni di età (39%). Sebbene questi gruppi siano sovrarappresentati nella popolazione che non ha seguito formazioni continue nei cinque anni precedenti l'indagine rispetto alla popolazione complessiva, essi non ne costituiscono la maggioranza. Una parte considerevole delle persone che non hanno seguito formazioni nei cinque anni precedenti l'indagine è nel pieno della propria vita lavorativa (70%), dispone di una formazione almeno di livello secondario II (76%) e ha un'età inferiore ai 55 anni (66%).
Il 44% dichiara di non aver bisogno di formazione continua
Il 44% delle persone che non hanno seguito una formazione continua nei cinque anni precedenti l'indagine ha dichiarato di non averne bisogno. Un terzo di loro non lo ha fatto per altri motivi, mentre un quinto avrebbe voluto farlo ma non ci è riuscito. Per le persone che non hanno seguito formazioni continue nei cinque anni precedenti l'indagine nonostante ne avessero bisogno, i fattori che hanno maggiormente ostacolato la partecipazione sono stati gli impegni familiari (15%), i costi eccessivi (14%) e la mancanza di tempo (13%). Le ragioni principali della non partecipazione variano a seconda del gruppo considerato. Ad esempio, il 45% delle persone con disabilità non ha potuto prendere parte a una formazione continua a causa di problemi di salute. Analogamente, il 33% delle persone non attive ha indicato «motivi di salute» come principale ostacolo alla partecipazione. Il motivo maggiormente addotto dalle persone disoccupate per la mancata partecipazione a formazioni continue sono invece stati i costi troppo alti (32%).
I motivi professionali sono alla base del desiderio di formazione continua
Le persone che non hanno seguito una formazione continua nei cinque anni precedenti l'indagine ma che vorrebbero seguire una formazione o una formazione continua hanno indicato vari motivi alla base loro desiderio. Quelli indicati più frequentemente sono stati «avere più possibilità di trovare un nuovo lavoro o di cambiare professione» (43%), «avere maggiori opportunità di carriera» (41%) e «per interesse personale verso il tema» (37%).
Die Gen Z will nicht arbeiten, so lautet das Vorurteil. Doch laut einer Studie sind es gerade die älteren Arbeitnehmenden, die Teilzeit arbeiten wollen. Eine Schweizer Studie zeigt: Die Präferenz für Teilzeitarbeit steigt mit dem Alter. Zwei Drittel aller über 50-Jährigen Arbeitnehmenden bevorzugen kein volles Arbeitspensum. Bei den Jüngeren ist die Zahl geringer.
Die Vorliebe für Teilzeitarbeit ist nicht nur bei jungen Menschen verbreitet. Eine aktuelle Studie des Beratungsunternehmens «Deloitte» zeigt, dass diese Präferenz mit zunehmendem Alter sogar steigt. Nur 30 Prozent der 1900 Befragten im Alter von 18 bis 64 Jahren bevorzugen eine Vollzeitbeschäftigung. Laut Bundesamt für Statistik (BFS) arbeiten nur 18 Prozent der Männer Teilzeit. Doch mehr als die Hälfte würden dies gerne tun, wenn sie die Möglichkeit hätten. Bei den über 50-Jährigen würden sogar zwei Drittel Teilzeit bevorzugen – bei den Jüngeren knapp 60 Prozent. Frauen hingegen sind mit ihrer aktuellen Arbeitssituation zufriedener. Laut BFS beträgt hier die Teilzeitquote bereits 57 Prozent. Wobei mehr als 70 Prozent den Wunsch nach einer solchen Beschäftigung äussern.
Arbeitskräftemangel trotz Rekordzuwanderung
In der Schweiz ist die Arbeitslosigkeit niedrig und gleichzeitig verlassen viele Babyboomer den Arbeitsmarkt. Der Mangel an Arbeitskräften wird sich aufgrund demografischer Faktoren verschärfen, berichtet «Tamedia». Zuwanderung war in den letzten Jahren oft die einfachste Antwort auf dieses Problem. Doch das könne nicht länger die Lösung sein, meint Deliotte-Chefökonom Michael Grampp. «Zuwanderung kann das Problem des Arbeitskräftemangels nicht lösen, das hat man in den letzten Jahren gesehen», sagt er. Die Alternative besteht darin, das inländische Potenzial besser zu nutzen. Japan ist ein gutes Beispiel dafür: Trotz einer alternden und schrumpfenden Bevölkerung konnte es ein beachtliches Wirtschaftswachstum pro Kopf erzielen. Dies konnte durch die Mobilisierung von Frauen und Senioren für den Arbeitsmarkt erreicht werden, so «Tamedia».
Aufgaben von Staat und Unternehmen
Nicht nur der Staat muss handeln – auch Unternehmen haben Handelbedarf. «Die Unternehmen können nicht einfach alles auf den Staat schieben», findet Michel Grampp. Sie müssten mehr tun: Etwa Investitionen in Weiterbildung älterer Mitarbeiter tätigen oder flexible Arbeitszeiten anbieten. Es sei an der Zeit, dass sowohl Staat als auch Unternehmen ihre Verantwortung wahrnehmen. So können Lösungen für den Arbeitskräftemangel gefunden werden, so Grampp gegenüber «Tamedia».
Teilzeitarbeit: Eine Frage der Work-Life-Balance
In der Schweiz wird dieses Unterfangen durch den stark ausgeprägten Wunsch nach Teilzeit erschwert. Überraschenderweise sind Kinder nicht der Hauptgrund für diese Präferenz – vielmehr möchten die Befragten mehr Zeit für persönliche Hobbys haben.«Allgemein zeigt sich, dass das häufig erwähnte Argument für die Teilzeitarbeit, die Familie, zunehmend ins Leere läuft», sagt Michael Grampp. Es scheint einen kulturellen Wandel gegeben zu haben: Selbstoptimierung und Work-Life-Balance gewinnen an Bedeutung.
Weiterlesen - ein Beitrag von Janis Meier erschienen am 24.02.2024 auf www.nau.ch
In occasione della sua seduta del 21 febbraio 2024, il Consiglio federale ha deciso di trasferire il fondo destinato all’assistenza delle persone anziane e dei superstiti in situazione di particolare difficoltà, costituito da lasciti a favore dell’AVS, a Pro Senectute Svizzera.
Il fondo destinato all’assistenza delle persone anziane e dei superstiti in situazione di particolare difficoltà ammonta a circa due milioni di franchi. Dall’istituzione del Fondo, avvenuta mediante le decisioni del Consiglio federale del 7 gennaio 1955 e dell’8 agosto 1962, le richieste di aiuto vengono trattate dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). Avendo pochissimi contatti con i potenziali aventi diritto, da diversi anni l’UFAS ha difficoltà nell’ampliare il proprio campo d’intervento e non riesce a trovare nuovi beneficiari. Negli ultimi anni gli aiuti concessi dal Fondo sono costantemente diminuiti e da giugno del 2019 il Fondo non ha più alcun beneficiario. Pertanto, non adempie più allo scopo per cui è stato creato.
Per poter utilizzare il Fondo e garantire che i lasciti siano utilizzati secondo la volontà dei leganti, è importante individuare i potenziali beneficiari. Il Consiglio federale ha quindi deciso di trasferire il Fondo a Pro Senectute Svizzera, che occupandosi di temi legati alla vecchiaia e promuovendo il benessere delle persone anziane è l’ente più indicato per adempiere questo obiettivo. La sua azione è globale e non si limita a una tematica particolare, il che le permette di avere una visione d’insieme delle differenti misure di aiuto alle persone anziane. Pro Senectute offre anche un servizio di consulenza e informazione che risponde a qualsiasi domanda su temi quali le finanze, la situazione personale, la salute, la gestione della vita quotidiana, l’alloggio e l’assistenza. Questo le consente non soltanto d’individuare potenziali aventi diritto alle prestazioni del Fondo, ma anche di aiutarli rapidamente e in modo mirato.
Nel 2022 le spese per le prestazioni sociali in Svizzera hanno raggiunto i 207,8 miliardi di franchi, in calo di 4,2 miliardi di franchi (-2,0%) in termini reali rispetto al 2021. Una diminuzione delle spese sociali è stata registrata anche nella maggior parte dei Paesi europei (mediana: -3,5%). Nel 2020 avevano raggiunto un picco storico nel contesto della pandemia di COVID-19. Questa tendenza si spiega in gran parte con la ripresa economica post-COVID e il rincaro a seguito della guerra in Ucraina. È quanto emerge dagli ultimi risultati dell'Ufficio federale di statistica (UST).
Due effetti principali hanno contribuito al calo delle spese sociali nel 2022 in Svizzera e in Europa: da un lato il prosieguo nel 2022 della ripresa dopo la crisi economica legata alla pandemia di COVID-19, cosa che ha fatto diminuire le spese sociali per la disoccupazione. In Svizzera, le indennità per lavoro ridotto (ILR) e le indennità di perdita di guadagno legate alla COVID-19 sono ritornate ai livelli antecedenti, facendo diminuire le spese sociali per la disoccupazione di 7,4 miliardi di franchi. Dall'altro, la guerra in Ucraina e la situazione di tensione sui mercati dell'energia e dei prodotti alimentari hanno comportato un aumento generale dei prezzi, riducendo il valore reale delle prestazioni sociali erogate alle economie domestiche. L'inflazione è stata particolarmente marcata nei Paesi dell'Europa orientale, con valori a due cifre. Nel 2022, nonostante queste tendenze al ribasso, in Europa le spese sociali sono del 5,5% superiori al livello precedente la pandemia. In Svizzera tale divario era del 6,7%.
Calo delle spese sociali nel settore della salute in Europa
Nel 2022, con la fine della pandemia, nella maggior parte dei Paesi europei le spese sociali nel settore della salute si sono ridotte. È ad esempio stato così in Francia (-0,7%), in Germania (-1,7%) e in Italia (-4,0%). La situazione è diversa in Svizzera, dove le spese per le prestazioni sociali in questo ambito sono aumentate di 2,1 miliardi di franchi, cioè il 3,2% in più rispetto al 2021. Ciò è dovuto in particolare all'aumento delle spese per l'assicurazione malattie obbligatoria e alle assenze dal lavoro per malattia. L'aumento delle prestazioni sociali nell'ambito della salute è stato frenato dalla forte contrazione delle prestazioni legate alle misure di screening e vaccinazione, che sono quasi tornate ai livelli precedenti la pandemia.
Accoglienza dei rifugiati in Europa
Gli afflussi migratori dall'Ucraina e da altre regioni del mondo si riflettono nell'andamento delle spese sociali nelle categorie dell'abitazione e dell'esclusione sociale. Gli aiuti alle persone più svantaggiate, comprese quelle rifugiate, rientrano in quest'ultima categoria. Le spese nei settori dell'abitazione e dell'esclusione sociale sono aumentate notevolmente rispetto al 2021, soprattutto in molti Paesi dell'Europa orientale e meridionale, come la Lettonia (+82,2%), il Portogallo (+59,1%) e la Repubblica Ceca (+46,2%). Anche la Svizzera ha registrato un aumento di queste spese (+4,3% per l'abitazione e +10,5% per l'esclusione sociale). Tuttavia, le spese sociali in questi settori sono rimaste marginali rispetto alle spese totali per le prestazioni sociali (il 3,5% in Svizzera e il 3,0% in Europa, valori mediani).
Elevato livello di prestazioni nelle economie prospere
Nel 2022, le prestazioni sociali in Europa ammontavano a 14 000 franchi a parità di potere di acquisto (fr. PPA) e pro capite (valore mediano). Nel confronto europeo, il livello delle spese sociali in Svizzera era elevato (23 800 fr. PPA pro capite), simile a quello di altri Paesi economicamente prosperi, come l'Austria (23 600), la Germania (23 000) o la Danimarca (22 500). Le prestazioni sociali della Svizzera si sono attestate al 26,6% del PIL, 3,4 punti percentuali al di sopra della mediana europea (il 23,2% del PIL). In percentuale del PIL, tuttavia, le spese sociali nei Paesi limitrofi sono state superiori a quelle svizzere: in Francia ne rappresentavano il 32,2%, in Austria il 29,7%, in Italia il 29,6% e in Germania il 29,2%.