Servizio Il Quotidiano del 25.04.2024: Appello ai comuni

Al minuto 30.39 trovate il servizio apparso a Il Quotidiano della RSI il 25.04.2024. 2'212 firme sono state raccolte dall’associazione FAFTplus per chiedere ai comuni asili nidi, pre e dopo scuola e mense scolastiche a prezzi accessibili. Durante l’evento alcuni risultati del Barometro svizzero delle famiglie sono stati presentati per illustrare ulteriormente il concreto bisogno delle famiglie di servizi extrafamiliari più accessibili: i costi di questi ultimi sarebbero infatti il motivo principale per non farne uso. Presente all’evento anche Philippe Gnaegi, direttore di Pro Familia Svizzera che ha ribadito come i servizi esterni di cura dei figli permettano, in particolare alle donne, di restare attive nel mercato del lavoro, contribuendo quindi anche allo sviluppo economico della regione e del paese.

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Conciliabilità lavoro-famiglia, ‘un investimento, non un costo’

Raccolte da FaftPlus oltre 2mila firme per chiedere ai Comuni asili nido accessibili, pre e doposcuola, nonché mense scolastiche a prezzi moderati

In sintesi:
  • La Mantia: ‘Una buona rete di strutture per la conciliabilità lavoro-famiglia aumenterebbe l’attrattività del nostro Cantone come luogo per vivere, lavorare e avere una famiglia’
  • Fitas: ‘In Ticino sei donne su dieci lavorano a tempo parziale, rispetto solamente a meno di due uomini su dieci. Una lama a doppio taglio’

Saperne di più

Donne, lavoro e famiglia: duemila firme per cambiare

Presentato l’esito della campagna promossa dalla FAFTPlus a gennaio - Il sondaggio online di Pro Familia rivela un Paese in cui si le coppie rinunciano ai figli a causa di risorse finanziarie troppo scarse - Il Ticino sotto pressione

Oltre duemila firme e una limpida consapevolezza: rompere il soffitto di cristallo che tuttora impedisce a moltissime donne nel nostro cantone di conciliare vita e lavoro non sarà facile. Né scontato.

La Federazione delle associazioni femminili in Ticino (FAFTPlus) ha presentato oggi alla stampa l’esito della campagna lanciata a gennaio per la sottoscrizione di un appello rivolto ai Comuni per accrescere le misure di conciliabilità lavoro-famiglia. Le tre richieste avanzate erano molto precise: asili nido accessibili a tutti e con un costo non superiore al 5% del reddito familiare; pre e doposcuola in ogni sede delle scuole primarie; mense scolastiche a prezzi moderati e senza limiti di accesso in tutti gli istituti.

«Abbiamo raccolto 2.212 firme e il sostegno trasversale di associazioni e partiti, ma anche di singoli - ha detto la copresidente di FAFTPlus, Gina La Mantia - abbiamo anche tastato il polso ai cittadini e compreso come la questione sia un tema determinante per il futuro del cantone. Si parla tanto della fuga dei cervelli e dell’invecchiamento della popolazione, ma una rete di strutture per la conciliabilità aiuterebbe l’attrattività del Ticino come luogo per vivere, lavorare e avere una famiglia».

Quanto le firme si tradurranno in atti concreti è difficile dirlo. La stessa La Mantia, a margine della conferenza stampa, ha confermato ad esempio al CdT che l’Associazione dei Comuni ticinesi ha preferito non ricevere i moduli con le sottoscrizioni giudicando l’iniziativa troppo politica, soprattutto a ridosso delle elezioni. Certo è, ha ribadito Davina Fitas, presidente della Commissione cantonale consultiva per le pari opportunità, che «allo stato attuale, il cammino verso una vera ed effettiva conciliabilità tra lavoro e famiglia sembra ancora lungo. In Ticino, 6 donne su 10 lavorano a tempo parziale, a fronte di meno di 2 uomini su 10». Un part-time che può sembrare un’opportunità ma è, molto più spesso, un limite.

Premi di cassa malati nel ciclone

Alla conferenza stampa di questa mattina ha preso parte anche Philippe Gnaegi, direttore di Pro Familia Svizzera, il quale ha presentato i risultati del secondo «Barometro» delle famiglie elvetiche. Quanto emerso dal sondaggio condotto intervistando online 2.123 famiglie, di fatto, si collega in modo stringente ai temi sollevati dalla FAFTPlus.

Una situazione più incerta sul piano economico e i maggiori costi della vita sono infatti tra le ragioni principali che spingono le famiglie svizzere a rinunciare a un allargamento dei propri nuclei. «Nel complesso - sostiene Pro Familia - oltre il 40% delle famiglie ritiene che la decisione di avere altri figli sia influenzata da motivi finanziari».

Risorse più scarse o precarie derivano da redditi minori, conseguenza diretta della necessità per molte donne di accettare il part-time per conciliare il proprio ruolo di madre a quello di lavoratrice. «È una questione di reddito, di salari - ha detto Gnaegi al CdT - se è vero che la situazione nella Svizzera tedesca appare migliore di quella della Romandia o del Ticino, dove si riscontrano i problemi più pesanti».

Il punto è, secondo Pro Familia, che «l’inasprimento del contesto economico non colpisce soltanto i redditi più bassi, ma anche il ceto medio». I temi che più preoccupano le famiglie sono infatti «i costi dell’assicurazione malattie e l’aumento dei prezzi».

E la rilevanza di questi temi è aumentata sensibilmente rispetto allo scorso anno. «Le questioni finanziarie sono particolarmente prevalenti in Ticino, così come nelle famiglie monoparentali e in quelle con un reddito sino a 120.000 franchi. Ciò dimostra che l’aumento dei prezzi sta mettendo a dura prova anche il ceto medio».

Oltre la metà delle famiglie elvetiche (il 52%) giudica il proprio reddito «insufficiente o scarso» e ritiene che «la situazione finanziaria sia peggiorata rispetto all’anno scorso. La percentuale di famiglie il cui reddito è insufficiente o scarso - scrive Pro Familia - è particolarmente elevata nella Svizzera italiana, nei nuclei monoparentali e in quelli con un reddito sino a 100.000 franchi». Anche per questo, «la riduzione dei costi dei premi dell’assicurazione malattia» è considerata prioritaria «in tutte le regioni linguistiche, e fortemente sentita soprattutto dalle famiglie ticinesi e romande e dalle famiglie con figli di età superiore ai 13 anni».

Saperne di più - un articolo di Dario Campione pubblicato il 25.04.2024 sul Corriere del Ticino 

Aumento dei salari nominali dell'1,7% e calo di quelli reali dello 0,4% nel 2023

Nel 2023 l'indice svizzero dei salari nominali è aumentato in media dell'1,7% rispetto al 2022, attestandosi a 102,4 punti (base 2020 = 100). Considerato il tasso d'inflazione annuo medio pari al +2,1%, secondo i calcoli dell'Ufficio federale di statistica (UST) i salari reali hanno registrato una contrazione dello 0,4% (96,9 punti, base 2020 = 100).

Nel 2023 i salari nominali sono aumentati in media dell'1,7% rispetto al 2022 (+0,9% nel 2022; -0,2% nel 2021; +0,8% nel 2020 e +0,9% nel 2019). L'aumento dei salari effettivi (nominali) negoziato a titolo collettivo per il 2023 nell'ambito dei principali contratti collettivi di lavoro (CCL), cui sono assoggettati poco più di 655 000 dipendenti, è stato del 2,1%.

Il rincaro, principalmente riconducibile all'aumento dei prezzi dell'elettricità e del gas nonché all'aumento degli affitti delle abitazioni, ha portato a un'inflazione del +2,1% alla fine del 2023. Il potere d'acquisto dei salari, risultante dall'adeguamento dei salari nominali all'inflazione, è quindi diminuito dello 0,4%.

Aumento nominale del 2,1% nel settore secondario

Nel complesso, l'aumento dei salari nominali è stato leggermente inferiore all'aumento del rincaro medio annuo registrato nel 2023 (+2,1%). Nel settore industriale, i salari nominali sono aumentati in media del 2,1%, realizzando un incremento più marcato rispetto all'economia nel suo complesso (+1,7%). I rami economici del settore secondario hanno presentato una forte dispersione dell'evoluzione dei salari, compresa fra il +2,9 e il -0,4%.

Gli aumenti nominali più consistenti sono stati registrati nei rami seguenti: «Metallurgia; fabbricazione di prodotti in metallo» (+2,9%); «Fabbricazione di prodotti di elettronica, ottica, orologi e fabbricazione di apparecchiature elettriche» (+2,8%) e «Fabbricazione di macchinari, apparecchiature e di mezzi di trasporto» (+2,6%). All'altra estremità della scala si riscontrano invece aumenti salariali più moderati, ad esempio quello del ramo «Fabbricazione di coke; industria chimica e farmaceutica» (+0,9%) o addirittura un calo salariale per il ramo «Altre attività manifatturiere; riparazione e installazione» (-0,4%).

Aumento nominale dell'1,6% nel settore terziario

Rispetto al settore industriale, quello dei servizi ha registrato una progressione dei salari nominali leggermente meno marcata (+1,6% in media). Come nel settore secondario, anche nel terziario vi sono state considerevoli variazioni delle evoluzioni salariali tra un settore di attività e l'altro: il commercio al dettaglio ha seguito l'aumento generale dei salari nominali (+1,7%), mentre gli aumenti maggiori sono stati registrati nei rami «Editoria; audiovisivi e attività radiotelevisive; telecomunicazioni» (+2,2%), «Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli» (+2,5%) e «Amministrazione pubblica» (+3,6%). I salari nominali sono invece rimasti relativamente stabili nel ramo «Sanità e assistenza sociale» (+0,1%), mentre sono leggermente calati nel ramo «Attività professionali, scientifiche e tecniche» (-0,6%).

Calo dei salari reali dello 0,4%

Nel 2023, a causa del mantenimento di un elevato livello di inflazione (+2,1%), il potere d'acquisto dei salari è diminuito in media dello 0,4%. L'andamento dei salari reali nel 2023 si è situato all'interno dell'ampio intervallo che intercorre tra il -2,7% e il +1,5%, sottolineando la diversità delle dinamiche salariali che caratterizzano ciascun ramo economico. Nel 2023, il potere d'acquisto dei salari è rimasto stabile nel settore secondario (+0,0% in media), mentre è diminuito per la terza volta consecutiva nel settore terziario (-0,5% nel 2023, -1,8% nel 2022 e -0,7% nel 2021).

Crescita dei salari nominali leggermente superiore per le donne 

Nel 2023 e per tutti i rami economici, i salari delle donne sono aumentati in media dell'1,8% (valore nominale), mentre quelli degli uomini sono cresciuti dell'1,7%. 

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La custodia alternata necessita anzitutto di buone condizioni quadro

Il Consiglio federale non ritiene necessario intervenire in materia di custodia alternata: la normativa vigente è sufficiente. A questa conclusione è giunto in un rapporto approvato nella seduta del 24 aprile 2024. La maggioranza dei genitori può accordarsi su come suddividersi l’accudimento dei figli dopo una separazione o un divorzio. Questa ripartizione dipende anzitutto dalle condizioni familiari e dalla situazione personale.

La custodia alternata è una forma di accudimento nella quale i figli, dopo la separazione o il divorzio dei genitori, vivono alternativamente presso il padre e la madre. Dall'entrata in vigore, nel 2017, del nuovo diritto in materia di mantenimento del figlio, il giudice è tenuto a esaminare, in caso di controversia, la possibilità di una custodia alternata, anche se questa forma di accudimento è auspicata solo da uno dei genitori. Nella sua giurisprudenza, il Tribunale federale ha definito i criteri per poter disporre la custodia alternata nei casi controversi.

Con il postulato Silberschmidt 21.4141, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di valutare la prassi giudiziaria di prima e seconda istanza dopo il 2017, concentrandosi sulla normativa riguardante la custodia e il diritto di visita. Sull'argomento sono stati commissionati due studi interdisciplinari.

Le condizioni quadro sono determinanti

Gli studi evidenziano che, sebbene la partecipazione di entrambi i genitori all'accudimento dei figli si sia sempre più affermata negli ultimi anni, le sue proporzioni continuano a differire. Condizioni difficili, come ad esempio la situazione finanziaria o la distanza tra le abitazioni dei genitori, inducono gran parte dei genitori a rinunciare alla custodia alternata. La situazione personale e le condizioni quadro sociali sono pertanto determinanti per la scelta di questa forma di accudimento e quindi anche per la decisione di far vivere il figlio alternativamente presso entrambi i genitori.

Gli studi mostrano anche che un accudimento equamente suddiviso dopo la separazione e il divorzio dei genitori funziona soprattutto se questi ultimi lo praticavano già durante la convivenza. Spetta alla politica per la famiglia e l'infanzia promuovere questo tipo di modello: madri e padri necessitano di buone condizioni quadro per potersi occupare alternativamente dei figli anche quando non convivono più. Il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario legiferare in materia di custodia alternata. A suo avviso occorre invece trovare la soluzione più consona al bene del minore nel singolo caso. Per questa ragione non intende sancire la custodia alternata paritaria come regola generale.

Necessità di intervenire nella procedura in materia di diritto di famiglia

Secondo il Consiglio federale è invece necessario esaminare e intervenire in altri ambiti strettamente collegati alla promozione della responsabilità condivisa dei genitori dopo la separazione o il divorzio. Da un lato, occorre analizzare l'interazione di custodia e mantenimento nonché la possibilità di semplificare il calcolo del contributo di mantenimento. Dall'altro, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di valutare come si potrebbe migliorare la procedura in materia di diritto di famiglia. In particolare si tratta di capire come supportare meglio genitori in conflitto nell'organizzare la genitorialità condivisa dopo la separazione o il divorzio. Si potrebbero ad esempio integrare nella procedura determinati strumenti per attenuare i conflitti, in particolare una mediazione precoce o una consulenza genitoriale. Presumibilmente all'inizio del 2025, il Consiglio federale presenterà un rapporto per una possibile revisione della procedura in materia di diritto di famiglia.

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